EXEUNT

 

 

Ciò che mi interessa è parlare di integrazione.

Qual è la vera natura di questo processo? Lo si può indurre o si verifica esclusivamente in modo spontaneo?

 

Periferia.Il palazzo accoglie vite in transito.

In un ex quartiere del lavoro, dove l'industria pesante imperava durante i flussi migratori degli anni 50 e 60, oggi, nuovi flussi più recenti, cercano un loro approdo.

Inizio di una nuova identità.

Il falansterio, come il ventre di una nave, raccoglie migranti.

Con difficoltà naviga in acque basse.

Il mare i migranti se lo portano appresso. Non importa se sia di terraferma o acqua, se siano onde del Mediterraneo o erbe incolte di un'area antistante l'abitato.

Il Mediterraneo è mare di tutti. E' nel suo antico nome l'indicazione che andiamo cercando?

L’integrazione è materia frangibile.

Sembra più una trama di intenzioni e un ordito di aperture da tessere insieme.

Le persone nel quartiere, quelle che ho incontrato, sono forti, volitive, assertive, irradiano la loro presenza come una giornata di Maggio, sensazione che cogli a distanza.

Quando cammini loro vicino, quando bordeggi lungo il loro muro, ch’è pelle di confine fra presenza fisica e dimensione interiore, scorgi nei loro giardini un’identità fragile in bilico fra geografie di paesi che si sovrappongono e dignità di come si può essere percepiti.

Le mani lavorano.

Ignare sfiorano il filo del tempo, della vita e del destino.

Bambine che offrono il loro futuro a un gioco del quale non conoscono le regole.

Le mani si sfiorano perchè insieme, forse, l’azzardo è meno rischioso, sicuramente fa meno paura.

L'integrazione è sentiero comune al genere umano…si passa di lì.

Gli attori più reattivi alle dinamiche di integrazione spontanea, che mi han fatto riflettere, sono principalmente donne, bambini e ragazzi.

Gli uni le storie le ascoltano, le altre le storie le raccontano…..questo in ogni cultura, in ogni tempo e in ogni luogo del mondo.

I miei protagonisti la loro Storia tentano di scriverla e a breve risaliranno sul palco.