SPALLE AL MARE

 

 

 

Il lavoro prende corpo da una dicotomia precisa che attraversa l’intero territorio sull’asse del tempo: Cura e Abbandono.

Il Parco delle Cinque Terre viene definito Parco dell’Uomo non Parco Naturale e ciò sottolinea la natura antropica e artificiale di questo luogo.

Normalmente un territorio viene eletto Parco Naturale in nome del fatto che lo si vuole preservare e proteggere da un’azione sconsiderata dell’uomo: in definitiva una Riserva.

Il parco delle Cinque terre al contrario viene costituito con il preciso intento di riavvicinare l’uomo al territorio, perchè questi riprenda un’azione storica di cura e protezione di un luogo che a guardar bene di “naturale” inteso come spontaneo non ha nulla.

Quanto detto è il vero paradosso di questo ecosistema.

Qui l’azione umana viene richiamata perchè necessaria alla sopravvivenza della forma.

La forma non può sussistere di per sè perchè non è forma naturale.

L’agire umano non è visto come minaccioso.

L’azione umana è fondativa e necessaria alla perpetuazione della forma così come la conosciamo.

Si confonde spesso il concetto di Natura con quello di Permanenza.

Se una forma è sopravvissuta nel tempo non è affatto detto abbia un origine naturale.

Mai come in questo caso sarebbe più giusto parlare di effetto antropico profondamente storicizzato.

Il tempo quindi assume un valore nodale per questo concetto di parco.

Ancora di più la sua controparte vissuta ed appercepita : la memoria.

Rappresento con i miei ritratti : azioni che attraversano il tempo in uno stato assoluto di contemporaneità, eredità strumentali che crocifiggono generazioni, l’uomo come misura di tutte le cose e infine il lavoro della memoria e la sua fatica nel compiersi.

Tutto ciò è dato attraverso una griglia di linee ortogonali che secondo il principio di uno-dualità di Mondrian vorrebbero raccogliere la realtà nella sua essenza e non solo nel suo ruolo fenomenico, ciò che si rivela, al di la del sipario, è la messa in scena della vita, la danza “tragica” del mondo: l’eterno divenire degli eventi e delle forme.

I paesaggi colgono un’intero sistema “colturale” ...e l’assonanza è d’obbligo, che ha previsto e tuttora prevede un’impegno di curatela e di manutenzione ordinaria interamente assunto al femminile.

Storicamente le donne si occupavano degli orti, delle viti, degli ulivi mentre gli uomini svalicavano ed andavano ad impiegarsi nelle attività manifatturiere e industriali dell’Arsenale e dei dintorni di Spezia.

Il gesto di cura, che ontologicamente appartiene già all’archetipo femminile, si raddoppia nell’avere con sè come esecutrici donne di ogni tempo.

L’ Abbandono invece è qui visitato nel’accezione di degrado della forma (sistema colturale) e della volontà di mantenerla (modello culturale) da una parte, mentre dall’altra é visto nel significato di opus di “rinaturalizzazione”, rivegetazione, da parte della natura, di un luogo che le è sempre appartenuto e che l’uomo le ha usurpato a volte con perizia a volte con azzardo.

Qui si vivifica l’eterna lotta fra Uomo e Stato di Natura.

Fra ciò che è dato e ciò che è preso.

Un ulteriore passo per comprendere il destino del parco potrebbe essere compiuto dall’analisi del mercato di riferimento dei prodotti agricoli coltivati sul territorio.

Verso quale mercato vengono destinati questi prodotti?

Che tipo di filiera percorrono?

Non una filiera locale come sarebbe ovvio pensare.

I ristoratori non prenotano la produzione vinicola dei vigneti in loco e i viticoltori vendono prevalentemente altrove.

Nei locali sulla costa proliferano olio in bustina e flaconi spray.

Perchè uno spirito di questo genere in un luogo a così profonda vocazione turistica?